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Il potere in Italia è gestito in gran parte dalla mafia. Direttamente o meno, credo non si possa dire il contrario.
Sono innumerevoli gli intrallazzi accertati e quasi sempre impuniti fra stato e mafia nell'ultimo secolo.Stà quasi tutto lì.
Un "illustre" uomo politico italiano, al centro della scena negli ultimi 50 anni, venne accusato alla fine dei novanta di "associazione mafiosa".Un'accusa che definire gravissima è un eufemismo per un uomo che è stato: "sette volte Presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro e ministro dell'Interno. È sempre stato presente nel Parlamento italiano dal 1946, ed è senatore a vita dal 1991."(da wikipedia)
Se le accuse si fossero rivelate vere, sarebbe la prova che stato e mafia convivono in amicizia da moltissimo tempo.Parlo ovviamente del processo che subì Giulio Andreotti.
I bene informati lo sannò già quello che sto per scrivere, una cosa che ci ricordano di tanto in tanto solo gli irriducibili Travaglio, Grillo e Ricca.
Nel 2003 la corte d'appello di Palermo si esprime.I telegiornali titolarono "Assolto dalle accuse", "Andreotti non è mafioso" e via al carosello di complimenti e di sospiri di sollievo dei vari politici italiani, da destra a sinistra.
La verità, è unaltra.Ve lo riporto testualmente dalla sentenza di appello: è provata “una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980”.Lui ovviamente non ci stà e presenta ricorso in cassazione per chiarire la sua estraneità, ma leggete come si esprime la stessa:
«Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione».
Quindi, viene assolto dalle accuse per i reati dopo l'80 ma è colpevole di associazione mafiosa fino a quell'anno.Ci collabora, è amico, fa favori, incontra a cena i più potenti boss di cosa nostra.E' provato e scritto nella sentenza.
Chiariamo, e ricordiamolo sempre: se la sentenza fosse pervenuta entro il 2002, Andreotti sarebbe stato condannato per associazione mafiosa, ma purtroppo arrivò nel 2003 e cadde in prescrizione. Purtroppo i media convinsero lopinione pubblica che Andreotti fu assolto da tutte le accuse.Il che è falso.
Lui ora siede nel nostro senato, a vita.
Dicevo, che i bene informati queste cose già le conoscono a fondo.Bisogna proprio impegnarsi per non saperlo.Bene, scrivo queste cose perchè ieri sera è successa una cosa che, ai miei occhi, ha dell'incredibile.
Più o meno quello che vi ho ricordato, ieri è andato in onda alle Iene su mediaset.L'inviato si è recato dal senatore e gli ha ricordato la sentenza (Piero Ricca già lo fece e gli capitò anche qualche incidente con le sue body guard, guardate qui ).Lui ha evaso come sempre le accuse in maniera confusionaria e vaga e si è dileguato, ma le informazioni sono state date in tivu.Sulla televisione più vista e amata dagli italiani, quella di Berlusconi.Credetemi, è incredibile.Sò che non accadrà nulla come sempre, ma è stata una bella sorpresa vederlo lì.Ora forse se ne potrà almeno parlare.
Una preghiera: se un giorno vedrete una via o una piazza titolata a suo nome, e vedrete che accadrà,fate qualcosa, sfregiatela, cancellatela, abbattetela.E' senza ombra di dubbio un mafioso.
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